Agricoltura Blu

“Agricoltura Blu”, detta anche agricoltura conservativa, rappresenta un nuovo sistema di produzione agricola sostenibile per la protezione dell’acqua e del suolo agrario, è uno dei sistemi di gestione più avanzati per conciliare la sostenibilità con la produttività agricola. L’Agricoltura Blu è un’agricoltura innovativa, rispettosa dell’ambiente, in una parola è l’agricoltura dolce.

Recentemente introdotta tra le misure agro ambientali del PSR della Regione Veneto – e già discretamente diffuso nel mondo su una superficie di oltre 100 milioni di ettari – l’Agricoltura Blu rappresenta un modello razionale di produzione sostenibile e competitiva, pienamente compatibile con il sistema agricolo perché basato su tre principi fondamentali:
1) la permanente copertura del suolo da residui colturali per almeno il 30% della superficie;
2) la semina diretta o la minima lavorazione, senza inversione degli strati;
3) gli avvicendamenti colturali.

Questo modello è stato definito dalla FAO un “sistema di produzione agricola sostenibile per la protezione dell’acqua e del suolo agrario”. Il modello Agricoltura Blu agevola l’integrazione di fondamentali principi, oltre che a favorire condizioni ottimali per la funzionalità e lo sviluppo radicale, regola e incrementa l’approvvigionamento di acqua e di nutrienti per le piante coltivate, determina altri vantaggi: aumento della percentuale di infiltrazione, maggiore ritenzione idrica, incremento della sostanza organica, migliore struttura del suolo, minori costi meccanici, minore forza lavoro, ovvero, permette una più regolare disponibilità di acqua di falda nel corso dell’anno, un netto miglioramento delle capacità produttive del suolo e delle colture, la riduzione dell’erosione e, quindi, dell’inquinamento delle acque di superficie.

Agricoltura Blu, una gestione agricola che contribuisce alla riduzione delle emissioni dirette di gas a effetto serra e la reintegrazione del carbonio organico che si disperde nel suolo, migliorando l’efficienza energetica e tutelando la qualità delle acque superficiali. A cui vanno ad aggiungersi positivi effetti indiretti correlati alla gestione dei residui colturali in superficie: riduzione della temperatura del suolo e dell’evaporazione idrica superficiale, mitigazione del gradiente della velocità del vento e attività suolo-interfaccia atmosferica.

Il passaggio da un sistema colturale convenzionale, basato sulla lavorazione del suolo, al sistema di gestione della produzione di Agricoltura Blu, permette da una parte di ridurre le emissioni in atmosfera per la disponibilità di elementi nutritivi la cui produzione industriale presenta un costo in termini di carbonio e, dall’altra, di accumulare carbonio nel suolo.

Ad esempio 0,86 kg di carbonio sono emessi per produrre 1 kg di azoto. Pertanto, risulta decisivo puntare su fonti alternative alla produzione industriale di fertilizzanti, in particolare di quelli azotati. Tra queste la fissazione biologica dell’azoto atmosferico, la riduzione delle perdite per lisciviazione e soprattutto la gestione dei residui colturali rappresentano una sfida determinante per il futuro dell’agricoltura mondiale.

I principi propri dell’Agricoltura Blu sono già stati accolti a livello comunitario: si tratta ora di renderli applicabili e diffusi a livello nazionale a partire dalla scala regionale, attraverso misure dei Piani di Sviluppo Rurale dedicate a queste nuove opportunità. L’urgenza delle tematiche ambientali e le politiche internazionali per la salvaguardia del nostro ecosistema  sono strettamente connesse alle tecnologie e alla ricerca scientifica nel settore primario. Quel che serve immediatamente è una radicale inversione di pensiero attraverso la formazione e la riqualificazione degli operatori, ma anche una più ampia visione strategica dei decisori politici 

L’Agricoltura Blu è l’agricoltura del futuro, quella che tutti auspichiamo e vogliamo, più rispettosa dell’ambiente, più innovativa e in grado di fornire risultati più che soddisfacenti.

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