Agricoltura Blu, la riscoperta ecologica

L’agricoltura nel prossimo decennio sarà eco-sostenibile e costituirà il vero banco di prova per le aziende agricole. Gli effetti della cosiddetta agricoltura blu si basano su un insieme di tecniche di lavorazione dei terreni a minimo impatto ambientale è una presa di coscienza oltre un notevole vantaggio economico scommettere che  su questo tipo di agricoltura in Italia. Ciò è particolarmente urgente in un’epoca in cui sia le istituzioni sia i cittadini chiedono agli imprenditori agricoli un impegno forte verso produzioni realizzate nel pieno rispetto dell’ambiente e dei cicli naturali”.
agricoltura ecoresponsablieGià negli Stati uniti da una cinquantina di anni si praticano le tecniche contemplate dall’agricoltura blu,  si tratta di una modalità di semina o coltivazione sul sodo riscoperta solo in tempi recenti non appena il mercato ha cominciato a richiedere in modo serio quantità importanti di prodotti ecologici e sostenibili.
Tra le tecniche dell’Agricoltura Blu, la principale è sicuramente quella della semina diretta o coltivazione su sodo, consistente nel seminare su terreni non lavorati o sottoposti a lavorazioni minime e capaci di salvaguardare al massimo l’integrità e l’assetto naturale del suolo. Se applicata correttamente, questa tecnica non determina cali di produzione rispetto alle modalità di coltivazione più aggressive: al contrario, si possono registrare a volte produzioni addirittura superiori alla media.
Bisogna aggiungere anche che in alcuni casi, con l’applicazione della Agricoltura Blu  nelle pratiche di lavorazione, il risparmio di carburante agricolo può toccare persino la soglia del 70%, come anche quello dell’acqua con evidenti benefici sul versante dei costi, ma anche in termini di riduzione dell’inquinamento.
Dal canto di carico di forza lavoro, un ettaro di seminativi condotto secondo i dettami della Agricoltura Blu richiede infatti un impegno pari a sole quattro ore di lavoro, a fronte di almeno dodici ore per ettaro richieste dall’applicazione di arature profonde e altre lavorazioni dell’agricoltura convenzionale.
La coltivazione su sodo, per essere praticata su grandi dimensioni, richiede l’applicazione di alcuni accorgimenti agronomici e tecnici. Si richiede in particolare l’intervento di seminatrici con caratteristiche parzialmente diverse rispetto a quelle convenzionali e in grado di mettere a dimora il seme nel terreno evitando sia l’aratura del suolo sia la maggior parte delle altre forme di lavorazione meccanica del terreno.
La semina diretta quindi, oltre a far risparmiare l’agricoltore, incrementa anche la qualità e il valore nutritivo degli alimenti coltivati su questi terreni. L’assenza di tecniche di coltivazione invasive fa sì che non venga alterato il naturale assetto del suolo e che non siano dispersi alcuni nutrienti di base. Ne deriva un terreno più ricco in fosforo, calcio e altri importanti costituenti, dal quale si ricavano alimenti naturalmente fortificati con vitamine e minerali. Tutto questo – a detta di molti studiosi – aprirebbe le porte ad un nuovo tipo di agricoltura sostenibile, con vantaggi paragonabili a quelli delle moderne coltivazioni biologiche e biodinamiche: si tratta di un’agricoltura basata sulla convinzione che una buona gestione dei suoli consente di incrementare l’attività biologica di questi ultimi e di ottenere quindi prodotti di qualità nettamente superiore.

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